Perché fare tutto bene non significa guidare bene
Quando fare tutto bene diventa il modo più veloce per tenere tutto su di te
Dopo anni passati in una multinazionale, ho fatto quello che fanno in molti quando prendono sul serio il proprio lavoro: ho studiato.
Corsi di comunicazione.
Gestione delle priorità.
Project management.
Libri su libri.
Se mi chiedi come dovrebbero funzionare le cose, lo so spiegare molto bene.
Ho una mappa mentale chiara: come si definiscono gli obiettivi, come si assegnano i compiti, come si danno feedback, come si tengono insieme persone diverse.
Poi arriva il momento di applicare tutto questo.
Ed è lì che le cose si complicano.
Persone con storie diverse.
Età diverse.
Aspettative diverse.
Chi ha bisogno di conferme continue e chi sparisce.
Chi corre e chi frena.
In quei momenti, la tentazione è sempre la stessa: fare prima da sola.
Sistemi il problema.
Decidi tu.
Porti a casa il risultato.
Funziona. Nel breve.
E intanto cresce una sensazione sottile: stanchezza.
Non fisica.
Mentale.
Il problema, di solito, viene raccontato così:
“Il team non funziona.”
“Ognuno ha il suo carattere.”
“Qui manca responsabilità.”
Ma sotto la superficie c’è altro.
Molto altro.
Sotto l’iceberg non c’è incompetenza.
C’è una convinzione silenziosa, quasi mai detta ad alta voce:
se faccio tutto bene, allora sto guidando bene.
È una convinzione pericolosa perché sembra virtuosa.
Ti spinge a essere preparata.
Disponibile.
Attenta.
E allo stesso tempo ti carica tutto sulle spalle.
Quando le cose non funzionano, non metti in discussione il sistema.
Metti in discussione te stessa.
Ti chiedi dove avresti potuto spiegare meglio.
Essere più chiara.
Più presente.
E, di nuovo, fai di più.
Qui serve fermarsi un attimo.
Con calma.
Perché il punto non sei tu.
E non è nemmeno il team.
Il punto è come stai vivendo la leadership.
Come un carico individuale.
Come qualcosa che deve reggere sulla tua energia, sulla tua attenzione, sulla tua capacità di tenere tutto insieme.
Quando manca struttura, tutto diventa personale.
Ogni problema sembra una mancanza tua.
Ogni attrito diventa una questione di carattere.
E invece no.
La frase-madre è semplice, e va detta senza enfasi:
guidare bene non significa fare tutto bene.
Guidare bene significa creare condizioni in cui il lavoro può funzionare anche senza il tuo intervento continuo.
Significa costruire un sistema che regge, non una prestazione impeccabile.
La narrativa dominante dice il contrario.
Dice che un buon leader è quello che sa fare tutto.
Che risolve.
Che anticipa.
Che si prende carico.
Ma questa narrativa non è sostenibile.
Nel tempo logora.
E soprattutto crea team dipendenti, non responsabili.
Il problema non è la tua competenza.
È l’assenza di criteri condivisi.
È la mancanza di una struttura leggibile.
È una leadership vissuta come dover “tenere tutto in testa”.
Quando il sistema è chiaro, le persone non hanno bisogno di essere spinte.
Si muovono.
Quando non lo è, anche le migliori intenzioni si disperdono.
Qui entra una lente diversa.
Una sola.
Semplice.
Il criterio è questo:
se per far andare avanti le cose devi ricordare tutto tu, non è ancora leadership.
Non è una colpa.
È un segnale.
Se devi sempre richiamare le stesse informazioni, forse non sono state rese visibili.
Se devi controllare ogni passaggio, forse i criteri non sono espliciti.
Se tutto passa da te, forse il sistema non è ancora abitabile.
Questo criterio non giudica.
Orienta.
E riduce il carico mentale.
Un micro-strumento pratico
Ti propongo qualcosa di ancora più essenziale.
Non un esercizio.
Un’osservazione guidata.
Nei prossimi 5–7 giorni, presta attenzione a una sola cosa:
quante volte, in una giornata, qualcuno ti chiede chiarimenti che pensavi fossero già chiari.
Non rispondere subito “perché non ascoltano”.
Annota mentalmente solo questo:
– era scritto da qualche parte?
– era condiviso in modo visibile?
– era un criterio o solo un’informazione detta una volta?
Bastano pochi minuti al giorno.
Questa osservazione ti dice esattamente dove il sistema è fragile.
E dove puoi intervenire senza fare di più.
Forse, leggendo fin qui, ti sei riconosciuta.
Forse no.
In ogni caso, una cosa va detta con chiarezza.
Se senti fatica, non è perché non sei capace.
È spesso perché stai reggendo troppo da sola.
E perché nessuno ti ha mai insegnato a costruire una leadership che sia sostenibile, prima ancora che efficace.
Guidare persone è un lavoro serio.
Merita metodo.
Merita struttura.
Merita di non dipendere dall’eroismo quotidiano di chi guida.
Se queste riflessioni ti accompagnano, puoi restare.
Qui lo spazio è pensato per questo:
mettere ordine,
fare chiarezza,
trovare criteri che aiutano a lavorare meglio.
Con meno rumore.
E più respiro.
Ispirazione SEMPLICE
Così bravo che non potranno ignorarti di Cal Newport non parla di leadership nel senso classico.
Ed è proprio per questo che è utile.
Il messaggio centrale è controintuitivo:
non è la passione a renderti rilevante,
è la competenza costruita con metodo.
C’è una frase che torna spesso alla mente:
“La vera soddisfazione professionale deriva dal diventare rari e preziosi, non dal seguire ciò che ci appassiona.”
Applicata alla leadership, questa idea è semplice:
non diventi una buona guida perché sei sempre presente.
Diventi una buona guida quando costruisci qualcosa che funziona anche senza di te.
Nel quotidiano significa:
meno interventi correttivi,
più chiarezza preventiva.
Meno energia spesa a tappare buchi,
più tempo a costruire struttura.
È meno visibile.
Ma molto più solido.
Penso che la leadership non sia un titolo, ma un allenamento quotidiano.
E che si possa rendere semplice grazie a un percorso fatto di esempi concreti, metodi chiari e ispirazioni che aiutano a vedere — e fare — meglio.
È con questo spirito che condivido riflessioni e strumenti pratici su team, lavoro e organizzazione.
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