Libri o compagni di vita?

Una valigetta di plastica e una voce registrata

Ho imparato a leggere a quattro anni grazie a una valigetta di plastica rossa, con buona pace di qualsiasi metodo pedagogico illuminato: dentro, una collana settimanale raccoglieva libretti illustrati, ciascuno con la sua cassetta audio. I miei fratelli erano più grandi di me, attorniati da amici maschi, palle da calcio e conversazioni in cui una sorellina di quattro anni entrava più o meno come entra il rumore di fondo, e così io mi chiudevo in camera, infilavo la cassetta nel registratore e seguivo le righe con il dito mentre una voce, decisamente più disponibile dei miei fratelli, mi raccontava la storia. A forza di ascoltare e seguire, un pomeriggio le lettere hanno smesso di essere disegnini e sono diventate parole. Non so se ve la ricordate anche voi, quella valigetta: se sì, abbiamo più o meno la stessa età e, temo, lo stesso numero di nastri attorcigliati da riavvolgere con la matita.

Una bambina solitaria con molti amici di carta

Ripensandoci adesso, quella valigetta mi ha insegnato una cosa che allora non sapevo nominare: i libri erano il posto in cui qualcuno aveva tempo per me e mi spiegava come funzionava il mondo, quando intorno a me nessuno aveva voglia di farlo. È un'abitudine che non mi ha più lasciata. Crescendo ho cambiato generi, scaffali e tasche dello zaino, ma la sensazione è rimasta la stessa, quella di aprire un libro per trovare una voce che mette in ordine quello che io, da sola, vedevo soltanto come un gran disordine.

Quando ho cominciato a leggere per guidare

Il giorno in cui mi sono ritrovata a guidare un team il disordine è aumentato in proporzione al numero di persone che avevo in carico, e io ho fatto esattamente quello che facevo a quattro anni: sono andata a cercare una voce che mi spiegasse come si fa.

Ho divorato libri di crescita personale, di organizzazione, di gestione del tempo, con una voracità che a tratti somigliava più all'ansia da prestazione che alla passione, e per un periodo ho commesso l'errore più comune di chi legge molto, cioè confondere il numero di pagine con la quantità di cambiamento.

Sottolineavo, annotavo, riempivo quaderni di frasi bellissime, e il lunedì mattina entravo in ufficio identica al venerdì precedente, solo con una libreria un po' più pesante e la coscienza un po' più leggera.


Il libro che ho smesso di leggere e ho cominciato a usare

La svolta è arrivata con un libro tutt'altro che rivoluzionario, di cui avevo sottolineato quasi ogni pagina, e in cui a un certo punto mi sono imposta di scegliere una frase sola, una, e di trasformarla in qualcosa da poter applicare davvero. Era una frase sul decidere cosa fosse realmente importante, e il gesto è stato di una banalità quasi imbarazzante: da quel lunedì ogni settimana dedicavo almeno un’ora ad un’attività importante per il mio lavoro nel lungo termine. Dopo tre mesi avevo creato un piano di sviluppo per il mio lavoro e, presentandolo al mio capo, lui mi ha chiesto, con una punta di sospetto, se avessi fatto un corso di nascosto, e mi ha invitato ad far estendere questa abitudine a tutto il team. Lì ho capito che i libri che contano sono quelli che, il lunedì dopo, lasciano in se stessi un'abitudine nuova.

Nel Metodo Team SEMPLICE® questo lavoro ha un nome preciso, la leva E di Evoluzione, quella del miglioramento continuo: un team impara se impara anche chi lo guida, e leggere resta il modo più economico che conosco per procurarsi idee migliori, a patto di portarle fuori dalla pagina prima che si impolverino insieme al segnalibro.

La frase e il gesto

Da allora leggo con una regola che sta in un post-it e chiede dieci minuti alla fine di ogni libro. Riapro le pagine che ho segnato e scelgo una sola frase, di solito quella che mi ha scosso di più, perché è quasi sempre quella che parla di me; accanto scrivo un gesto concreto, visibile al team, che posso cominciare il lunedì successivo e mantenere per due settimane; alla fine delle due settimane rifletto se ha veramente cambiato il mio approccio. Se non è successo niente, il gesto era troppo timido oppure la frase era soltanto bella, e va bene anche così, perché nel frattempo ho imparato qualcosa su di me e posso passare al libro successivo con un criterio in più.

Venticinque libri, cinque scaffali

Ogni settimana racconto uno di questi libri su Instagram, dentro Ispirazione SEMPLICE, e a forza di raccontarli mi sono accorta che stavano diventando una piccola biblioteca, un po' disordinata come tutte le biblioteche vissute. Così ho fatto quello che faccio con ogni cosa che mi sta a cuore, l'ho messa in ordine: ho scelto i venticinque libri che secondo me servono di più a far crescere un team e li ho divisi in cinque ambiti, guidare le persone, costruire il team, comunicare e farsi capire, motivare e far crescere, e infine tempo, priorità ed energia, che è lo scaffale da cui, ça va sans dire, pesco più spesso. Per ogni libro trovi una frase da ricordare, di cosa parla e cosa può cambiare nel tuo team. Si chiama La libreria per crescere i team, se ti interessa scrivimi e te la invio.

Ogni settimana racconto uno di questi libri su Instagram, dentro Ispirazione SEMPLICE, e a forza di raccontarli mi sono accorta che stavano diventando una piccola biblioteca, un po' disordinata come tutte le biblioteche vissute. Così ho fatto quello che faccio con ogni cosa che mi sta a cuore, l'ho messa in ordine: ho scelto i venticinque libri che secondo me servono di più a far crescere un team e li ho divisi in cinque ambiti, guidare le persone, costruire il team, comunicare e farsi capire, motivare e far crescere, e infine tempo, priorità ed energia, che è lo scaffale da cui, ça va sans dire, pesco più spesso. Per ogni libro trovi una frase da ricordare, di cosa parla e cosa può cambiare nel tuo team. Si chiama La libreria per crescere i team ed è il mio regalo per te: [link al PDF].

Quello che resta

Quella valigetta di plastica rossa non so più dove sia finita, probabilmente in una cantina insieme alle cassette e a un registratore che oggi nessuno saprebbe più far funzionare, però ogni volta che apro un libro per capire come guidare meglio le persone con cui lavoro mi sento un po' quella bambina con il dito sulle righe. La differenza, adesso, è che quello che imparo non resta chiuso in camera.

La domanda per la settimana: qual è l'ultima frase che hai sottolineato in un libro, e cosa è cambiato nel tuo team il lunedì dopo?

Penso che la leadership non sia un titolo, ma un allenamento quotidiano. E che si possa rendere semplice grazie a un percorso fatto di esempi concreti, metodi chiari e ispirazioni che aiutano a vedere, e fare, meglio. È con questo spirito che condivido riflessioni e strumenti pratici su team, lavoro e organizzazione.

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Il segnale che davvero qualcosa non va nel team? Il silenzio