“Ho troppo da fare”
La stanchezza che nessuno nomina nella leadership
In questi anni mi sono abituata a fare, fare tanto.
To do list infinite. Sistemi per organizzare i pranzi dei figli. Sistemi per organizzare tutto perfettamente a casa.
Agenda a blocchi. Focus time. Checklist.
Per non parlare di routine mattutine e serali.
Funzionava.
Almeno sulla carta.
Poi c’è stato un momento, in cui ho realizzato: ero seduta alla scrivania, agenda aperta, tutto pianificato. Ma avevo una sensazione netta: ero completamente sovraccarica.
Non stanca nel senso comune.
Non “ho dormito poco”.
Sovraccarica.
La testa piena. Le decisioni troppe.
La sensazione di dover tenere insieme tutto, sempre.
E lì ho capito una cosa scomoda: avevo organizzato tutto, tranne il carico decisionale.
Tempo o carico mentale?
Quando parliamo di stanchezza nella leadership, parliamo quasi sempre di tempo.
Di troppe riunioni, di troppe mail, di troppe richieste.
Ma sotto c’è altro, molto più silenzioso.
C’è il peso di decidere continuamente. Decidere cosa è importante. Decidere cosa rimandare. Decidere per sé e per gli altri. Decidere anche quando le informazioni sono incomplete.
Il sovraccarico non nasce dal fare troppo.
Nasce dal dover scegliere troppo, senza criteri chiari.
Chi guida persone lo sa, anche se non lo dice: ogni giornata è una sequenza di micro-decisioni, molte invisibili, molte non riconosciute.
E qui entra una convinzione implicita, durissima da smontare:
se sei stanca, stai sbagliando qualcosa. Se reggi, sei brava. Se non reggi, è un limite tuo.
Stanchezza uguale debolezza.
E quindi si stringe i denti. Si va avanti. Si fa un altro sforzo.
Qual è il vero problema
Qui serve fermarsi, e fare chiarezza.
Il problema non sei tu, è il sistema.
Una leadership vissuta come carico individuale è, per definizione, insostenibile.
Non perché manchi la forza, ma perché manca la struttura.
Senza criteri, ogni decisione pesa il doppio.
Senza struttura, tutto ricade sulla testa di chi guida.
Senza un sistema, la leadership diventa resistenza quotidiana.
La narrativa dominante dice: devi essere più forte, più organizzata, più resiliente.
Io dico altro: la leadership non dovrebbe chiederti di reggere tutto, dovrebbe aiutarti a far funzionare le cose anche quando tu fai un passo indietro.
Il criterio: alleggerire non il carico, ma le decisioni
Il criterio è uno solo, semplice, ma esigente.
Ogni volta che senti quella stanchezza sottile, chiediti:
questa decisione deve passare davvero da me?
Molte decisioni esistono solo perché non esistono criteri condivisi, molti passaggi si fermano su di te perché il sistema non è leggibile, molte richieste arrivano perché mancano confini chiari.
Il sovraccarico decisionale non si risolve facendo di meno: si risolve decidendo meglio cosa deve essere deciso da te. E cosa no.
Un micro-strumento, da usare subito
Prendi dieci minuti, scrivi su un foglio tre decisioni che prendi spesso e che ti pesano.
Poi accanto, una domanda secca per ciascuna:
– può diventare una regola?
– può essere chiarita una volta sola?
– può essere presa da qualcun altro con criteri chiari?
Non devi risolvere tutto, devi solo iniziare a spostare il peso dalla testa al sistema.
Ispirazione SEMPLICE
Donne che lavorano troppo è un libro scomodo.
Perché non accarezza, nomina.
Parla di donne competenti, responsabili, affidabili. Quelle su cui tutto si appoggia. Quelle che tengono insieme lavoro, persone, sistemi. Spesso senza che nessuno se ne accorga.
C’è una frase che mi ha colpita più di altre:
“Non è il lavoro in sé a stancare, ma l’idea di dover dimostrare continuamente di valere.”
L’ho vista mille volte in azienda. E l’ho vissuta.
Applicarlo nella vita quotidiana significa una cosa sola: smettere di usare l’energia per dimostrare, e iniziare a usarla per strutturare.
Meno sforzo personale. Più sistema che funziona.
È lì che la leadership diventa sostenibile.